
Hai cliccato su un link, hai inserito i dati della carta su un sito finto, hai fatto un bonifico a un venditore che è sparito, oppure hai visto sparire soldi dal conto senza aver fatto nulla. Succede a migliaia di persone ogni giorno, e le prime ore fanno la differenza tra un danno recuperabile e uno definitivo. Questa è la sequenza di azioni che consiglio, nell'ordine in cui vanno fatte.
Nelle prime due ore
- Blocca gli strumenti di pagamento. Chiama il numero di emergenza della banca o dell'emittente della carta (è sul retro della carta o nell'app) e chiedi il blocco immediato. Per i bonifici chiedi il "richiamo" (recall): se il denaro non è ancora stato prelevato, a volte si riesce a fermarlo.
- Cambia le password degli account coinvolti, partendo dall'email: chi controlla la tua email può resettare tutto il resto. Attiva l'autenticazione a due fattori.
- Se il telefono ha perso improvvisamente il segnale, contatta subito l'operatore: potrebbe essere un SIM swap, cioè qualcuno ha ottenuto una copia della tua SIM per ricevere i codici della banca.
- Non cancellare nulla. Email, SMS, chat, screenshot del sito, ricevute: sono le prove. Non rispondere al truffatore e non pagare "per sbloccare" quanto perso: è quasi sempre una seconda truffa.
Entro 24-48 ore
- Conserva le prove in modo corretto. Salva le email in formato originale (.eml), non solo come screenshot; annota numeri di telefono, IBAN, indirizzi del sito, orari. Se il caso è rilevante, una acquisizione forense del telefono o della casella email rende le prove inattaccabili.
- Denuncia. Puoi farla alla Polizia Postale (anche online tramite il portale del Commissariato di P.S.), ai Carabinieri o alla Questura. Porta tutte le prove ordinate: più sono precise, più la denuncia è utile.
- Contesta per iscritto alla banca l'operazione non autorizzata, via PEC o raccomandata, allegando la denuncia. È il passaggio che apre la strada al rimborso.
- Segnala il sito o il profilo alla piattaforma (marketplace, social, registrar del dominio) e, se è un sito di e-commerce finto, alla AGCM.
La banca deve rimborsare?
Spesso sì, e molte persone rinunciano senza provarci. La normativa europea sui servizi di pagamento (PSD2, recepita in Italia dal d.lgs. 11/2010) stabilisce che per le operazioni non autorizzate la banca deve rimborsare, salvo che dimostri dolo o colpa grave del cliente. Il punto decisivo è proprio la "colpa grave": aver inserito i codici su un sito di phishing ben fatto non è automaticamente colpa grave, soprattutto se la banca non ha applicato correttamente l'autenticazione forte o non ha bloccato operazioni anomale. L'Arbitro Bancario Finanziario (ABF) decide ogni anno migliaia di ricorsi di questo tipo, e una parte significativa si chiude con il rimborso.
In questi casi una perizia informatica ricostruisce com'è avvenuta la frode (phishing, malware, SIM swap, accesso da dispositivo sconosciuto) e documenta cosa la banca avrebbe potuto rilevare. È un elemento che pesa molto davanti all'ABF e in tribunale.
I tipi di truffa più frequenti nel 2026
- Phishing e smishing: email o SMS che imitano banca, corriere, INPS, Agenzia delle Entrate.
- Vishing: telefonata dal "servizio antifrode" che ti convince a spostare i soldi su un "conto sicuro".
- SIM swap: duplicazione della SIM per intercettare i codici di conferma.
- Falsi e-commerce e falsi annunci su marketplace e social, con pagamento anticipato.
- Truffe sentimentali e sugli investimenti (trading, cripto), spesso con piattaforme finte molto curate.
- Frode del CEO e fatture modificate per le aziende: l'IBAN sulla fattura del fornitore viene sostituito.
Cosa può fare un perito informatico
- Acquisire in modo forense email, chat, dispositivi e log, in modo che le prove siano valide.
- Ricostruire la dinamica della frode e identificare, quando possibile, indirizzi IP, domini, intestatari e collegamenti tra i truffatori.
- Redigere la relazione tecnica per la denuncia, il ricorso all'ABF o la causa civile contro la banca.
- Per le aziende: verificare se la frode è partita da una violazione interna (email compromessa) e mettere in sicurezza i sistemi.
Quando conviene muoversi
Per importi sotto qualche centinaio di euro, denuncia e contestazione alla banca sono di solito sufficienti. Per importi più alti, per le frodi aziendali e per i casi in cui la banca rifiuta il rimborso, la perizia tecnica è l'investimento che fa la differenza. La prima valutazione nel mio studio è gratuita: raccontami cosa è successo e ti dico onestamente se vale la pena procedere.


